Lunedì, 25 Ottobre 2021
Cronaca

La protesta dei tirocinanti potrebbe arrivare a Strasburgo

Sono 7000 in Calabria questi lavoratori che aspettano la stabilizzazione e adesso pensano di rivolgersi alla Corte europea dei diritti dell'uomo

Prosegue la protesta dei tirocinanti calabresi. Circa 7000 lavoratori, impiegati presso enti pubblici, privati e ministeri, che non riescono ad ottenere la stabilizzazione del loro percorso lavorativo e stanno pensando di rivolgersi alla Corte europea dei diritti dell’uomo.

“La regione Calabria - scrivono in una lettera - da terra di eccellenze e di tradizioni è passata, da quanto evidenziato dalla più recente cronaca, a immeritata protagonista per la vicenda dei circa 7.000 tirocinanti calabresi, madri e padri di famiglia che da anni con lo status infamante di tirocinante prestano servizio in qualità di veri e propri dipendenti pubblici ma senza alcun diritto spettante a qualsiasi lavoratore in termini contributivi e previdenziali”.

Per queste lavoratrici e questi lavoratori, che quotidiano svolgono un servizio determinante presso uffici giudiziari, musei e scuole: “E’ un fatto alquanto grave e ingiustificato la maniera in cui è stata lesa la dignità di queste persone che hanno soltanto la colpa di essersi trovati ingabbiati in un percorso di sfruttamento e di umiliazione nei loro confronti che continua fino ai giorni nostri e che non ha mai trovato regolarizzazione da parte della classe politica calabrese e non”.

Sul banco degli imputati, ancora una volta, la politica che ha creato questo bacino e allo stesso non sta trovando le soluzioni sperate. “Scorretta è stata la pratica di utilizzo di queste persone che però sono state sottese per anni da promesse illusorie in termini di garanzie lavorative vere e proprie da parte di sedicenti aggregati appartenenti alle più svariate etnie politiche per finalità puramente elettorali e clientelari”.

Mossi da esasperazione e da insofferenza per la loro condizione di bacucchi di turno, i circa 7.000 tirocinanti calabresi si sono resi protagonisti di svariate manifestazioni di protesta coadiuvati dal sindacato Usb, “in cui chiedono a gran voce dignità al lavoro e una regolarizzazione della loro annosa e precaria condizione lavorativa rifiutando nuove proposte di proroghe peraltro illegali e perseguibili dinanzi la Corte europea dei diritti dell’uomo".

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