Lunedì, 15 Luglio 2024
Università per stranieri

Dante Alighieri verso la fusione, ma il cda è in sospeso per l'impasse dei bilanci

Ormai tracciata la strada con la Mediterranea, si attende la convocazione da parte del presidente Aloi, frenata solo da cavilli

Dopo il caso degli intrighi con la Reggina, dall'università Dante Alighieri erano arrivate rassicurazioni sul percorso di fusione con la Mediterranea come unica strada attualmente tracciata per risolvere la crisi finanziaria dell'Unida. A ribadire che il percorso va avanti è stato il presidente del cda Piero Aloi, e anche nell'ambiente dell'Unirc, pur senza una dichiarazione ufficiale del rettore Zimbalatti (infastidito dalla polemica politica e per questo al momento non incline a parlare), si è confermato l'orientamento comune verso un matrimonio ex legge Gelmini tra le due istituzioni. 

Lo stato dell'opera vede però l'Unida in attesa della nomina del nuovo rettore e con un cda che non si riunisce da giugno. La convocazione da parte di Aloi sarebbe rallentata da cavilli di contabilità legati alla parte pubblica del consorzio, ovvero l'esatta quantificazione dei crediti che l'ateneo vanta nei confronti di comune e città metropolitana, creatisi a causa delle lunghe morosità contributive. Sembrerebbe questo il tassello mancante per l'approvazione degli ultimi bilanci, sinora non avvenuta perché incompleti. Questa regolarizzazione toglierebbe pure ai soggetti pubblici l'alibi per non versare le somme dovute, che, in un circolo vizioso, sarebbe proprio l'inadempienza denunciata nei conti dell'università. Superata l'impasse, il cda si riunirà finalmente per portare avanti l'iter intrapreso con l'università Mediterranea, ormai considerato il solo scenario ragionevole nel futuro della Dante Alighieri. 

Nell'ambiente accademico si è ormai accettata l'idea della fusione

In questi mesi non sono mancati dubbi e timori sulle conseguenze di un passo che porterà a inevitabili cambiamenti, ma nell'ambiente accademico questa soluzione è oggi ampiamente condivisa. In particolare, c'è consapevolezza che con la situazione finanziaria attuale non sia sostenibile la federazione, la quale permetterebbe una totale autonomia dei due atenei ma è irrealistica per l'evidente disequilibrio di conti tra Unirc e Unida. La fusione - verso cui qualche membro del cda nutre diffidenze per gli effetti sull'identità della Dante Alighieri - è invece vista dagli accademici con favore, in quanto effettivamente praticabile. Le modalità per non essere fagocitati dalla Mediterranea risiedono nella solida proposta culturale dell'Unida, che già adesso elargisce servizi linguistici all'ateneo di Zimbalatti per i suoi studenti non italiani: la fusione darebbe la possibilità di istituzionalizzare un vero e proprio centro, oltre a rafforzare i due enti riunendoli in un polo universitario come quello della vicina Unical a Cosenza. Insomma, la specificità della Dante Alighieri non teme l'accorpamento con la Mediterranea ed incoraggiante per il futuro è soprattutto il ritorno degli studenti stranieri, i cui numeri sono nuovamente ai livelli del periodo pre-pandemia con circa 1200 iscrizioni. Qualcuno dall'interno delle aule universitarie ironizza: "Gli studenti ci sono, se poi scappano da Reggio è per le condizioni incivili in cui versa la città".

Respinta ogni illazione sui privati, ritenuti privi di garanzie per l'ateneo 

La fusione sarà comunque il male minore rispetto all'ipotesi università telematiche, attorno a cui si è scatenata la polemica nei giorni dello scontro sulla Reggina. Anche alla luce della querelle politica sarebbero rimasti in pochi nel consorzio (e in particolare nell'associazione Dante Alighieri) a mantenere una posizione possibilista verso offerte private. Il putiferio causato dalle dichiarazioni di Stefano Bandecchi renderebbe clamorosa ogni trattativa con la UniCusano, apertamente interessata a un'acquisizione, mentre gli altri soggetti che avevano avanzato proposte (eCampus e Pegaso) non erano riusciti a mettere d'accordo tutti. In ogni caso si tratterebbe di un'entrata maggioritaria degli imprenditori privati nel consorzio e non di una vendita, non essendo l'Unida di proprietà di nessuno dei soggetti dell'ente consortile e dunque non cedibile. E per l'ennesima volta, dall'interno della Dante Aligheri, si respinge ogni illazione su accordi sottobanco e cospirazioni politiche in questa direzione.

Nella famosa lettera pietra dello scandalo, i sindaci facenti funzione Brunetti e Versace avevano suggerito questa soluzione con l'obiettivo di risolvere la crisi finanziaria dell'università per stranieri e salvarla da sviluppi foschi. Ma davvero questo gioiello culturale della città sarebbe al sicuro anche a lungo termine nelle mani di privati che potrebbero legittimamente, ove lo ritenessero, decidere dall'oggi al domani di chiudere o spostare tutto altrove? Per allontanare questo scenario - o almeno così dichiarano - stanno lavorando con visione unitaria Aloi e Zimbalatti, nel solco delle rigorose e complesse procedure richieste dalla legge. Con quale esito lo sapremo quando il cda dell'Unida sarà messo in condizione di deliberare un piano congiunto, quello che poi andrà al vaglio del ministero per approvare la fusione. E per questo dovrà essere in regola sotto tutti gli aspetti.

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