Lunedì, 25 Ottobre 2021
Politica

Regionali, sei donne in Consiglio ma la doppia preferenza non decolla

Sono elette tutte nel centrodestra ad eccezione della candidata alla presidenza Amalia Bruni che ha guidato la coalizione di centrosinistra

La doppia preferenza di genere ha fatto il suo esordio in questa tornata elettorale per il rinnovo del consiglio regionale e del suo presidente. Una legge che è arrivata dopo cinque lunghi anni, di attese e di polemiche e che è stata approvata il 10 novembre scorso, all'unanimità dal Consiglio regionale, anche sull'onda dell'emozione della scomparsa della presidente Jole Santelli a cui è stato proprio dedicato il testo di legge. C'era già stata una diffida del governo di adeguarsi alla legislazione nazionale: il testo prevede che nessun genere possa essere rappresentato nelle liste elettorali oltre il 60%, e introduce la possibilità per l’elettore di esprimere due voti di preferenza, nel quale caso i voti devono riguardare due candidati di sesso diverso.

Ma se alla vigilia del voto c'era chi pensava che le donne sarebbero state numerose a Palazzo Campanella, ecco che l'esito delle urne non lascia dubbi sull'inefficacia dello strumento legislativo. Nell'undicesima legislatura della Regione Calabria, infatti, ci saranno solo 5 donne elette a cui si aggiunge Amalia Bruni, candidata alla presidenza della Regione che si è piazzata subito dopo l'eletto Occhiuto.

Regionali, si vota con la doppia preferenza di genere

Certo su trenta consiglieri, sei donne, vuol dire una percentuale del 20% e bisogna anche aggiungere che è un record per il Consiglio regionale calabrese. Solo nella sesta legislatura, a metà anni Novanta, infatti, si ebbero quattro donne sugli scranni (e non c'era appunto la doppia preferenza di genere), poi sempre pochissime una o due e spesso anche niente. Ma di certo si poteva fare di più se effettivamente la doppia preferenza avesse funzionato pianamente e non solo per utilizzare nomi di donne per  “tappare buchi nelle liste”. 

La Calabria incorona Occhiuto governatore della Regione

Anche in campagna elettorale sono stati pochissimi gli uomini che pubblicamente hanno ufficializzato di correre insieme ad una donna. Quello che si è visto in questa tornata elettorale è, più che altro, candidate messe in lista, per poi abbandonarle a se stesse. Le elette oggi, sono per lo più donne che hanno avuto la famiglia o il partito alle spalle, già note e pronte alla sfida. Adesso il passo successivo è che si allarghi la visione e si consenta sempre più a donne di entrare a far politica e soprattutto di essere portatrici di valori di politiche di genere e di pari opportunità per consentire alla politica di adottare iniziative che diano risposte alla società odierna, dove ancora a pagare sono troppo spesso le donne: basti guardare quanto è accaduto nel mondo del lavoro con la pandemia!

Elezioni regionali 2021, ecco chi vince e chi perde: analisi e voto

Le donne elette alle Regionali 2021

Le donne che entreranno a Palazzo Campanella, dunque, sono tutte del centrodestra, ad eccezione, come detto, di Amalia Bruni che ha guidato la caolizione del centrosinistra con Pd e Cinquestelle. Sono quattro di Cosenza e una di Catanzaro. 

Le cosentine: Katya Gentile di Forza Italia che ha ottenuto 8.091 voti; Pasqualina Straface, eletta con Forza Italia 6.520 preferenze, Luciana De Francesco di Fratelli d'Italia con 4.565 voti; Simona Loizzo della Lega con 5.360 preferenze e la catanzarese di Forza Italia Valeria Fedele che ha ottenuto 7.962 voti.

Donne note e meno note ma tutte legate alla politica: Katya Gentile è figlia d'arte, infatti, la sua famiglia è da sempre in politica. Suo padre è Pino in passato consigliere e assessore regionale, mentre lo zio è Antonio ex parlamentare e più volte sottosegretario. 

Pasqualina Straface è l'ex sindaco di Corigliano, in provincia di Cosenza, mentre Luciana De Francesco è la moglie del vice presidente uscente del Consiglio regionale Luca Morrone, eletto nella passata tornata con Fratelli d’Italia, non candidato dopo il rinvio a giudizio incassato nell’inchiesta Passepartout condotta dalla Dda di Catanzaro. 

Simona Loizzo è medico, da sempre impegnata in politica e nel 2012  è la prima coordinatrice provinciale del neonato Popolo delle Libertà. 

Valeria Fedele di Maida, già candidata a sindaco nel centro dell'hinterland lametino e attualmente direttore generale della Provincia di Catanzaro.

Elezioni regionali: tutti i nomi dei consiglieri eletti a Palazzo Campanella

Tutte le donne elette dagli anni Ottanta ad oggi

Ecco tutte le donne in Consiglio Regionale dal 1980, quando nella terza legislatura finalmente risultano elette, ad oggi: Alecci Anna Maria Nadia e Ligotti Maria Teresa del Pci e Carci Ermanna del Psi nella terza legislatura; Dalla Chiesa Simona e Ligotti Maria Teresa (II) del Pci nella quarta; Tavella Rosa Maria di Dp nella quinta; Caporale Maria Grazia di An, Freno Antonia Francesca e Intrieri Marilina del Cdu e Tavella Rosa Maria (II) del Prc nella sesta (record di presenza femminile); Basile Maddalena di An nella settima; Covello Stefania dei Dl, Frascà Carmela e Lo Moro Doris dei Ds nell’ottava; Albano Gabriella e Minasi Tilde del Pdl nella nona; Flora Sculco di Calabria in Rete nella decima;  Flora Sculco per i Democratici progressisti e Tilde Minasi per la Lega nell'ultimo consiglio uscente, per l'undicesima legislatura.

17 donne nelle undici legislature, e tenendo conto che quattro sono state presenti per due legislature (Ligotti, eletta nel 1980 e nel 1985 per il Pci e Tavella eletta nel 1990 per Dp e nel 1995 per Prc e Flora Sculco, eletta nel 2014, con la Lista "Calabria in rete Campo democratico" nella circoscrizione Centro e nella legislatura precedente con Calabria in rete’ ed ancora Tilde Minasi eletta la prima volta nel 2013 con il Pdl e poi nel 2020 con la Lega) il dato che emerge è che dalla nascita della Regione nel 1970 sono solo 17 le donne hanno fatto ingresso in Consiglio regionale.

La VI legislatura aveva aperto una finestra di opportunità (erano state elette 4 donne su 45 consiglieri: Tavella per Prc, Freno e Intrieri per il Cdu e Caporale per An) che si è però immediatamente richiusa. Il dato congiunturale era legato al forzato ricambio intervenuto alla metà degli anni novanta e alla legislazione che incentivava la presenza di donne nelle liste.

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Regionali, sei donne in Consiglio ma la doppia preferenza non decolla

ReggioToday è in caricamento