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Mercoledì, 17 Aprile 2024
Cinema / Palmi

Palmi e un Sud fatto di sogni con i Manetti Bros e Rocco Papaleo

Concluse le riprese del film US Palmese con l'attore lucano, dove si racconta la squadra dilettantistica della città immaginando una storia di riscatto

Nelle otto settimane di lavorazione del film US Palmese, a Palmi Rocco Papaleo è diventato uno di casa, letteralmente adottato come concittadino da quanti lo hanno visto fare colazione ogni mattina al bar o fare onore alla cucina locale. Il popolare attore lucano, protagonista del film dei Manetti Bros girato interamente nella città dove i registi hanno origini familiari, ha fatto da mattatore nella conferenza stampa con cui il cast ha salutato la conclusione delle riprese insieme al commissario di Calabria Film Commission Anton Giulio Grande, il sindaco di Palmi Giuseppe Ranuccio, l'assessore comunale al turismo Giuseppe Magazzù, il presidente della Lega Dilettanti regionale (che ha patrocinato l'opera) Saverio Mirarchi, e Francesco Sergi, patron della storica squadra che ha ispirato la storia cinematografica.

La conferenza stampa a Palmi

Per Papaleo quella a Palmi è stata una prima volta, e tra scherzi e battute irriverenti, è serissimo quando ammette di essersi immerso nella comunità locale - anzi 'sponsato', che, spiega, "è un termine lucano che si usa ad esempio quando il pane s'impregna di pomodoro, ecco io mi sono sentito così". Questo film è stato un progetto entusiasmante: "Mi ha subito affascinato perché racconta un Sud diverso dal solito, che osserva la vita con sguardo lieve. Ho grande ammirazione per i film drammatici - aggiunge - che parlano di criminalità e malessere dei nostri territori e io stesso nei miei ultimi lavori ho una visione più problematica, però  mi piace molto l'idea di far vedere un Sud inedito e positivo, capace di sognare e porsi obiettivi. Questo film è una fiaba poetica, che invita a credere in un riscatto per chi vive nel nostro meridione". 

L'idea del film nasce da un ricordo d'infanzia dei registi, originari di Palmi

Nella storia di US Palmese, all'omonima squadra (fondata nel 1912 e tra le più antiche nel panorama calcistico calabrese), si regala un sogno immaginando l'arrivo di un fuoriclasse della massima serie in crisi (interpretato da Blaise Afonso), che a Palmi troverà la motivazione per una personale rinascita. I Manetti, che avevano fatto una tappa in Calabria con Diabolik, hanno deciso di girare un film completo seguendo un ricordo d'infanzia: "Eravamo piccolini, negli anni '80 - racconta Marco - dopo una partita abbiamo sentito un tifoso proporre una colletta dei palmesi per comprare Maradona e farlo giocare qui. Nel nostro film abbiamo realizzato questo desiderio inventando una storia simile". La realtà poi supera la fantasia: "Mentre giravamo, la Palmese era in promozione e ora è in eccellenza, quindi abbiamo portato fortuna".

Marco e Antonio Manetti-2

Nella sala consiliare, ai nomi di Sergi e Mirarchi scrosciano gli applausi. Il presidente della Lega Dilettanti dice: "E' molto bello che un film racconti il nostro mondo, molto diverso dal calcio che tutti conoscono. Qui non girano milioni ma è lo sport che parte dal basso e coinvolge il territorio, fatto di socialità, giovani e scuole. Siamo la base, senza di noi non esisterebbero Juventus, Milan e le altre grandi". Nel cast artistico, oltre a Papaleo, Afonso, Claudia Gerini e i cosentini Massimiliano Bruno e Max Mazzotta, ci sono tanti attori calabresi (tra cui Mario Russo, Antonio Oppedisano della Scuola di Recitazione della Calabria, Gianni Parrello nei panni del sindaco Ranuccio) e tra loro gli stessi giocatori della Palmese, come Luca Attadia attore e capitano della squadra. "Sono stati bravissimi - tiene a dire Antonio Manetti - e ci hanno davvero sorpresi perché la loro resistenza in campo è di massimo 90 minuti ma sul set hanno lavorato anche per otto ore e nonostante il caldo". 

Il belga Blaise Afonso è alla sua prima esperienza cinematografica in Italia, e un po' in francese un po' arrampicandosi nella nostra lingua spiega che è stato divertente interpretare un personaggio molto diverso da sè: "Gioco a calcio ma sono tutt'altro che un fenomeno con i piedi, il mio mito inarrivabile è Ronaldinho. Poi nel film faccio uno molto cattivo, e io non lo sono... o almeno credo". Antonio Manetti conferma: "Quando ho rivisto il girato, mi ha emozionato la bravura di questi due attori. Blaise è un ragazzo buonissimo e nella storia invece è uno stronzo, mentre Rocco è un tipo scontroso, l'opposto della sua vera personalità".

L'attore Blaise Afonso

Tra le menzioni in conferenza stampa un momento di commozione è dedicato al produttore Carlo Macchitella, scomparso prima delle riprese, e poi i credits sono tantissimi tra troupe e servizi esterni, magnificando i sapori del catering che, essendo in Calabria, non è mai una semplice mensa. Il più citato è però il mitico Cristoforo, coach che ha addestrato gli attori forestieri nella 'parrata' locale - la corretta etimologia è 'parmisano' con la r, hanno sottolineato i Manetti con orgogliosa appartenenza. Le premesse sembrano quelle giuste: finalmente sentiremo al cinema un idioma calabrese che non è inesatto clone dei dialetti più noti e sdoganati delle regioni limitrofe?

La partecipazione dei palmesi al set, l'accoglienza e il calore verso Rocco Papaleo

Il progetto cinematografico ha il sostegno della Film Commission calabrese, al cui soddisfatto commissario straordinario Grande sono andati i complimenti dei Manetti per l'operato incisivo e la capacità di attirare produzioni. Il sindaco Ranuccio ha ringraziato i registi per la visibilità offerta a Palmi, sottolineando quanto il set sia stato sentito dai cittadini come una famiglia, ma Antonio Manetti ha voluto precisare: "Noi Palmi la conosciamo perché è la città di nostra madre e ci sentiamo calabresi, la bellezza di questo luogo è così evidente che non ha bisogno del nostro aiuto. Non abbiamo fatto nulla di eccezionale, anzi siamo stati noi ad approfittare di quello che Palmi e la sua gente ci ha dato". Prosegue Marco: "I parmisani sono un vero e proprio personaggio aggiunto della storia e sono stati molto presenti quando giravamo in piazza. Noi speravamo in questa accoglienza ed è stato così, tanto che nell'ultimo giorno di riprese di Rocco, in quel clima particolare della fine del set, tante persone della troupe ci hanno detto che anche loro si sentivano un po' parmisani". 

Nel film ovviamente si vedrà il mare, che quest'estate è turisticamente lanciatissimo, e per attori e maestranze è stato meta di ogni possibile pausa di lavorazione, ma i registi hanno voluto mostrare anche la parte meno conosciuta della città, da piazza I Maggio alla villa comunale, la cittadella e ovviamento lo stadio Lopresti. E quando Mirarchi esprime l'auspicio che la prima si svolga proprio lì e con una grande festa che coinvolga le squadre dilettantistiche, Antonio Manetti risponde: "Siamo anche produttori del film e faremo il possibile, ma l'ultima parola spetterà alla società di distribuzione. Da parte nostra, se decidessimo noi, l'unica sede per l'anteprima sarebbe lo stadio di Palmi". 

Aspettando di vedere US Palmese in sala e pure in qualche festival internazionale, i Manetti ripartono da Palmi e i conterranei parmisani con un backstage di calore e amicizia: "Quando è così di solito il film viene bene, noi ancora non l'abbiamo finito e non possiamo dirlo ma ne siamo già certi". 

Il cuore di questo film è il calcio e Rocco Papaleo commenta: "Da ragazzo ho giocato anche io e capisco la fascinaziona di questo sport. Nella battuta finale il mio personaggio dice che u iocu du palluni è na malatia pi cu ioca e pi cu varda". 

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