Il convegno

Sui fondali di Cannitello ci sarebbe un galeone spagnolo

È quanto emerso in un convegno dell’Anmig e dall’associazione Amici del Museo di Reggio Calabria

Secondo fonti ufficiali, risalenti all’anno 1902, e cioè gli atti di una corrispondenza tra comando della compagnia dei reali carabinieri di Villa San Giovanni e il prefetto di Reggio Calabria, conservata nell’Archivio di Stato di Reggio Calabria, gli equipaggi di due pescherecci greci, che, nell’agosto di quell’anno, erano entrati nello Stretto di Messina per la pesca di spugne, all’altezza del centro di Cannitello, Villa San Giovanni, rinvennero, ed in condizioni ancora molto buone, un vascello, successivamente identificato come un galeone spagnolo affondato nel 1675 durante uno scontro con navi francesi.

Sempre secondo le fonti, risulta che i greci, con i loro palombari, constatarono che quel galeone era armato con più di 70 cannoni. Ed ancora, che costoro portarono in superficie ben 25 di questi cannoni, nonché 16 palle di cannone, ed anche un fucile, che trasferirono a Messina, dove tutto lascia intendere che li vendettero a commercianti operanti su quella piazza, tra cui un agente marittimo di nazionalità anglo-maltese. I greci, prima di andar via, comunicarono che sul relitto restavano “una quarantina” di altri cannoni, oltre ad altri oggetti, come armi.

Questo è quanto è emerso nel convegno tenutosi nella sala conferenze dell’Associazione nazionale fra mutilati e invalidi di guerra di Reggio Calabria, organizzato dall'Anmig, appunto, e dall’associazione Amici del Museo di Reggio Calabria.  Di fronte all’interessato pubblico delle grandi occasioni, si sono susseguiti gli interventi dei presidenti delle due associazioni, Francesco Arillotta e Antonio Mammì, nonché quelli della dottoressa Ada Arillotta, già soprintendente regionale agli archivi e biblioteche della Calabria, e della prof. Rossella Ravenda, segretaria dell’Anmig, che hanno ampiamente illustrato i vari aspetti dell’argomento in esame.

A conclusione, è stato annunciato che, data l’assoluta importanza della situazione rivelata dai documenti, situazione che potrebbe significare la più importante scoperta di archeologia subacquea relativa all’epoca moderna, avutasi nel Mediterraneo, le associazioni procederanno alla doverosa segnalazione del tutto, alle autorità competenti, ed in particolare alla Soprintendenza nazionale per i beni culturali subacquei di Taranto, affinché si proceda al rilevamento ed al recupero di quello straordinario relitto

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