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Venerdì, 2 Giugno 2023
Cronaca Galatro

'Ndrangheta in Liguria: sequestro beni per 15 milioni alla cosca Raso-Gullace

Nell'operazione, condotta dalla Dia di Genova e coordinata dalla Dda reggina, sigilli a 7 società, 21 beni immobili, fabbricati, 36 terreni e numerosi conti correnti e beni mobili

Maxi sequestro beni per un valore complessivo di 15 milioni di euro è scattato questa mattina nei confronti dell'imprenditore Carmelo Gullace, agli arresti domiciliari, della coniuge Giulia Fazzari, di Orlando Sofio, ristretto nella casa circondariale di Voghera e di Marianna Grutteria, ristretta nella casa circondariale di Vigevano, tutti arrestati, nel luglio del 2016, nell’ambito della operazione “Alchemia”.

Il provvedimento è stato eseguito dalla Dia di Genova, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia reggina, diretta dal procuratore Giovanni Bombardieri, su proposta del procuratore aggiunto Calogero Gaetano Paci e del sostituto procuratore Gianluca Gelso. 

I beni sequestrati 

Sigilli a quote di partecipazione e patrimonio aziendale di sette società, circa ventuno beni immobili, fabbricati e trentasei terreni, numerosi conti correnti e beni mobili riconducibili alle società sequestrate in provincia di Reggio Calabria, Savona ed Alessandria. Al sequestro si è arrivati dopo la conclusione dell'operazione "Alchimia", coordinata dalla Dda reggina, quando vennero eseguite dalla polizia di stato e dalla Dia, 42 misure cautelari a carico di persone affiliate e contigue alle cosche di ‘ndrangheta reggine Raso-Gullace-Albanese e Parrello-Gagliostro, gravemente indiziate di associazione di tipo mafioso, concorso esterno in associazione mafiosa, corruzione, intestazione fittizia di beni e società.

La figura di vertice

Tra i destinatari del sequestro spicca Carmelo Gullace, originario di Cittanova e della moglie Giulia Fazzari, che secondo il Tribunale di Reggio Calabria sarebbero caratterizzati da una "pericolosità sociale qualificata", in quanto sospettati di appartenere alla 'ndrangheta.  Le indagini patrimoniali della Dia di Genova avrebbero disvelato un quadro di contiguità dei due coniugi alla cosca Raso-Gullace-Albanese a stretta base familiare che è stata la vera e unica forza motrice della loro affermazione imprenditoriale, e che gli avrebbe consentito di accumulare patrimoni con proventi illeciti o che derivanti dall’esercizio di attività imprenditoriali, svolte anche attraverso intestazione fittizia di società.

Il matrimonio con la figlia del boss

Gullace è considerato figura apicale della cosca, con ruolo direttivo e di comando, in quanto referente dell’articolazione ‘ndranghetistica in Liguria e in Piemonte per la risoluzione di controversie, per il mantenimento dei contatti con gli esponenti di spicco di altre articolazioni territoriali della ‘ndrangheta, per la condivisione di interessi imprenditoriali, anche al di fuori del territorio italiano, per il reimpiego di proventi delle attività delittuose.  Trasferitosi a Ceriale, in provincia di Savona nel 1973, per sfuggire alla guerra di mafia contro i Facchineri, che negli anni ’70 insanguinò Cittanova, ha lavorato inizialmente alle dipendenze di Francesco Fazzari come autotrasportatore, di cui sposò la figlia Giulia, ritenuta oggi partecipe e a completa disposizione della cosca Raso-Gullace-Albanese. Il suo ruolo, secondo gli inquirenti, è stato quello di mantenere rapporti con gli amministratori dei comuni di Savona, finalizzati all’acquisizione di appalti pubblici, nonché di organizzare trasferte in Brasile per riciclare proventi delittuosi della cosca di appartenenza, attraverso l’acquisizione di proprietà immobiliari.

Il referente in Piemonte

Altro destinatario dei provvedimentidi sequestro è Orlando Sofio, originario di Cittanova, affiliato alla cosca Raso-Gullace-Albanese e uomo di fiducia di Carmelo Gullace, referente piemontese avrebbe avuto  l'incarico specifico di tenere i rapporti con la cosca Piromalli di Gioia Tauro, di reperire prestanome per l’intestazione fittizia delle attività imprenditoriali riconducibili al sodalizio criminoso e di curare gli interessi economici comuni con la cosca Gagliostro-Parrello di Palmi nell’ambito degli appalti per le pulizie in Calabria, nella produzione di lampade e nell’acquisto di autonoleggi in Lombardia.

La telefonista 

Marianna Grutteria, in costante rapporto con Orlando Sofio e con Candeloro Gagliostro, capo della famiglia mafiosa Gagliostro-Parrello di Palmi, su espressa disposizione di Sofio per cui fungeva anche da telefonista. "Sia Sofio che Grutteria - spiegano dalla Dia - hanno concorso con la loro condotta a rafforzare la sussistenza e l’operatività della cosca Raso-Gullace-Albanese espandendone la dimensione imprenditoriale attraverso la gestione occulta di imprese operanti in settori economicamente sensibili, tentando di infiltrarsi, con la compiacenza di esponenti politici ed imprenditoriali, nei sistemi di aggiudicazione dei lavori pubblici, attraverso il meccanismo dei subappalti". Il Tribunale di Reggio Calabria, anche per questi ultimi, ha ritenuto sussistenti i presupposti della "pericolosità sociale qualificata".

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