Cronaca

Scacco interforze alle nuove leve della cosca Pesce che asfissiavano il territorio

L'appello del procuratore aggiunto Paci agli imprenditori: "Fatevi avanti, collaborate con gli investigatori", nell'inchiesta avviso di garanzia per alcuni appartenenti alle forze dell'ordine

La conferenza stampa

Le giovani leve della cosca Pesce si stavano riorganizzando, dopo gli arresti che avevano decimato la cosca, e la duplice operazione portato a compimento all’alba di oggi da Polizia, Carabinieri e Guardia di finanza ha stroncato, praticamente sul nascere, queste intenzioni.

Giovani leve che, secondo quanto affermato dal questore Bruno Megale, in continuità con i generali della cosca applicavano un controllo “pervasivo e asfissiante” del territorio. Un controllo che si esplicava, fra l’altro, in un’attività estensiva “ben avviata” e su un controllo pressante sul porto di Gioia Tauro. "Fra i tanti nomi dei soggetti che sono stati destinatari dell'ordinanza di custodia cautelare del Gip - ha detto il procuratore aggiunto Paci collegato in webinair dalla Prefettura - figurano soggetti ben noti alla nomenclatura, agli organigrammi ormai classici di 'ndrangheta come, tanto per fare un esempio, Vincenzo Pesce detto 'Sciorta', ma anche Savino Pesce, Domenico Bellocco, ma figurano anche le nuove leve che nel frattempo avevano iniziato il loro excursus criminale che, grazie a questa indagine, è stato sostanzialmente e ci auguriamo definitamente, o quantomeno temporaneamente interrotto".

I nomi degli arrestati

E agli imprenditori taglieggiati e a quelli operanti sul territorio della Piana di Gioia Tauro si è rivolto il procuratore aggiunto Gaetano Paci. "Credo che questa sia anche l'occasione per dire a tutti gli imprenditori che in questa indagine ma anche prescindere da queste indagini, hanno subito pressioni e intimidazioni per finalità estorsive, di farsi avanti, di collaborare, di parlare con gli investigatori, con le forze dell'ordine, con la magistratura, perché questa operazione dimostra che è possibile fare in modo che questi soggetti poi vengano arrestati, e quindi liberare il territorio dalla cappa oppressiva in cui loro lo hanno costretto”.

Durante l’inchiesta, poi, è emerso anche il ruolo non proprio “istituzionale” di alcuni appartenenti alle forze dell’ordine. A spiegarlo in conferenza stampa è stato il questore Bruno Megale. "All'interno di questa struttura ci sono anche alcuni appartenenti alla polizia di Stato, alle forze di polizia. Sono stati destinatari di un'informazione di garanzia per attività di favoreggiamento, a dimostrazione che comunque l'attività della polizia di Stato riguarda anche le proprie strutture. Noi siamo anche qui a dire che nella nostra attività non guardiamo veramente in faccia nessuno. Facciamo anche pulizia, laddove ce ne fosse necessità, al nostro interno”.

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