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Lunedì, 3 Ottobre 2022
L'operazione

Ndrangheta, sul lago di Garda la centrale dell'usura e del riciclaggio

Squadra mobile e guardia di finanza di Brescia hanno notificato un'ordinanza di custodia a sette soggetti ritenuti vicini a esponenti di note famiglie di matrice ‘ndranghetista operanti in Lombardia, controlli anche a Reggio Calabria e Gioia Tauro

Società cartiere per riciclare i proventi criminali, soldi portati oltre confine per favorire i committenti, tutto all'ombra della 'ndrangheta che, anche sulle sponde bresciane del lago di Garda, riesce a dimostrarsi potente, organizzata e specializzata nei reati di usura, estorsione e riciclaggio. 

E' questa la ricostruzione invrestigativa offerta da un'operazione, condotta dalla squadra mobile di Brescia con la prima divisione del Servizio centrale anticrimine della Dca della polizia e il nucleo di polizia eonomico finanziaria della guardia di finanza di Brescia, con il coordinamento dalla locale procura distrettuale della Repubblica, che ha fatto emergere rilevanti ipotesi di reato concernenti fattispecie di usura, estorsione e riciclaggio da parte di un sodalizio criminale legato ad esponenti di note famiglie di matrice ‘ndranghetista operanti in Lombardia, in particolare sulla sponda bresciana del lago di Garda.

Sempre a proposito delle stesso contesto criminale, lo scorso ottobre è stata eseguita una prima trance di 14 ordinanze di custodia cautelare in carcere, cui sono seguite, nei giorni scorsi, ulteriori 7 misure e, precisamente, due provvedimenti di custodia cautelare in carcere, tre degli arresti domiciliari e due misure interdittive dell’esercizio dell’attività imprenditoriale.

Un aspetto degno di particolare evidenza è dato dalla ricostruzione da parte delle fiamme gialle bresciane di un giro di fatture false del valore di oltre 50 milioni di euro, realizzato mediante una serie di società “cartiere” nazionali ed estere, attraverso cui, se le ipotesi investigative saranno confermate dall’autorità giudiziaria, l’organizzazione in rassegna ha creato un vero e proprio mercato di servizi fiscali illeciti a favore di imprese compiacenti.

I proventi dell’evasione fiscale sono stati poi monetizzati all’estero e, attraverso un sistema di passaggi volti a ostacolare la provenienza illecita del denaro, riciclati a favore dei committenti. Ciò è emerso in almeno due circostanze: a marzo del 2020, allorquando, in pieno lockdown, la squadra mobile di Brescia ha intercettato e sottoposto a sequestro denaro contante per oltre 487.000 euro, trasportato da corrieri attraverso il valico del Brennero, e nel luglio dello stesso anno, quando è stato operato un ulteriore sequestro di contante per oltre 170.000 euro nei confronti di un nullatenente di nazionalità straniera.

L’esecuzione della seconda fase dell’operazione è stata curata, sotto il coordinamento della locale procura distrettuale della Repubblica, dalla squadra mobile e dal Gico di Brescia, con il prezioso supporto del Servizio centrale investigazione criminalità organizzata, del Servizio centrale operativo e di altre articolazioni della polizia e della guardia di finanza di Reggio Calabria, Catanzaro, Gioia Tauro, Bergamo e Milano.

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