Lunedì, 15 Luglio 2024
Il progetto

Reggio underground e militante nel racconto "Illegale" di Kento

Tre puntate del podcast sono dedicate alla città natale del rapper, tra nostalgia, impegno civile e speranza nel futuro

E' la sua città e il rapper Kento ha voluto dedicare a Reggio Calabria le tre puntate conclusive delle 18 del podcast "Illegale", uscito per Emons Record e lavoro legato all'omonimo singolo. Un'immersione appassionata ed emozionale nella cultura urbana alternativa dove Reggio è tappa di arrivo di un viaggio che passa da Roma, Torino, Milano, Napoli e Palermo. Svelando un'anima underground inedita, che in riva allo Stretto racconta anni di ribellione, periferie, sogni e voci che non smettono di farsi sentire, anche quando ci sbattono la testa. 

E' già in preparazione una seconda serie di Illegale, che ha come filo conduttore le forme di creatività non convenzionale nate nell'ambiente urbano - dalla musica all'arte, al cibo. Kento la definisce un'audioguida atipica, che porta l'ascoltatore in luoghi quasi segreti. Qui Reggio è protagonista di una narrazione diversa dalle altre e inevitabilmente più intima, dove l'artista si concede un'introspezione personale e a tratti nostalgica, capace di scoprire una città dalle pieghe ribelli, fatta di eroi comuni e grandi ideali: oltre gli stereotipi di ignavia, compromessi e rassegnazione, scopriamo quello che qualche volta siamo stati e possiamo ancora essere. 

La morte a Cannitello: i No Ponte e le ultime parole di Franco Nisticò

La prima delle tre puntate reggine del podcast si apre con le suggestioni dei miti omerici. Siamo sulla sponda calabrese dello Stretto, luogo amato da Kento, che dice: "Sono una persona che viaggia e gira il mondo ma questo mare mi attrae ed è la casa che amo". Al tempo antico di Omero lo Stretto era covo dei mostri Scilla e Cariddi, e le sue acque che continuamente si muovono in gorghi per l'effetto delle maree sovrapposte di Ionio e Tirreno creano la suggestione di pericolo che dovette affrontare Ulisse, rischiando la vita. Sono passati duemila ma oggi questo mare è teatro di una lotta altrettanto dura e amara: il rapper, come è noto, fa parte del movimento No Ponte e la storia che vuole condividere è quella dell'attivista Franco Nisticò, morto il 19 dicembre 2009 durante il comizio tenuto a Cannitello nella più grande mobilitazione contro il ponte organizzata sul territorio.

Il ponte sullo Stretto è il cavallo di battaglia del governo Berlusconi e sembra davvero che stavolta la grande opera si farà. Kento ci riporta dentro quel giorno drammatico, iniziato come un corale sussulto di comunità e finito in tragedia. A Reggio sono profezia funesta il massiccio invio di forze dell'ordine, che blindano la città preparandosi a sedare l'azione di fantomatici black bloc e invitano i negozi alla serrata, come se dovesse iniziare una violenta rivoluzione. Ma quando l'ex sindaco di Badolato, colpito da un malore, si accascia spezzando la voce al microfono del suo comizio, attorno a lui ci sono soltanto agenti in tenuta antisommossa e nessuna ambulanza. Franco muore e il concerto che Kento avrebbe dovuto tenere su quel palco non si farà. "Per noi - dice - è una ferita aperta, forse lui è stato la prima vittima del Ponte ma oggi voglio solo ricordare le sue parole tremendamente attuali, che chiedevano a giovani e anziani di lottare insieme per dare una speranza a questa terra".   

Reggio a Canestro, i sogni delle periferie nella passione per basket e rap

La seconda puntata reggina del podcast ha le atmosfere degli anni Ottanta, quando per una cricca di ragazzi rap e basket erano due facce della stesso colpo di fulmine per la cultura americana. Ai piedi portano le Jordan e il freestyle lo ascoltano su cassetta o cd perché in radio non passa mai: a Reggio hanno attorno un alone di diffidenza, in tanti pensano che siano sballati. La Viola Basket in A2 è una realtà prodigiosa con talenti promettenti e giocatori fortissimi, e nell'autunno del 1986 arriva un "alieno" che si chiama Joe Bryant, protagonista di stagioni stellari e padre di un ragazzino con lo stesso talento, diventato subito fratello dei coetanei reggini - come nei sobborghi d'America. 

Kento ricorda l'incontro con il futuro campione Kobe e la gara di rap nella quale l'americano barò plagiando Tupac e venne sgamato facilmente. Quei ragazzi, che da Reggio avrebbero poi seguito gli exploit del grande cestista sognavano lo sport e la musica ma qualcuno non ce l'ha fatta, vittime di una periferia spietata che divorava il futuro. Vivevano in una città dove i quartieri non avevano (hanno) campi per giocare a basket, in quei pochi si faceva la fila e capitava che un giovane particolarmente irruente rompesse un canestro, e fine. I giovani illegali entravano di nascosto nei campetti delle scuole. scappando se qualcuno li scopriva. E una volta rubarono un canestro dal rione che ne aveva in avanzo, trasportandolo sull'Ape di un amico fruttivendolo: lo ridipinsero e si fecero da soli il loro campo.

Negli anni Novanta le cose sono già cambiate con la community Reggio a canestro. Tra i ragazzi delle periferie, racconta Kento, il destino prende strade diverse - il microfono, la palla, la pistola. Poi quel sogno della Viola, carico di speranze per un'intera generazione, rischia di morire, ma la società rinascerà grazie a un'iniziativa di azionariato popolare a cui ha aderito anche il rapper. Alcuni amici del passato non ci sono più, e uno di loro è Kobe, portato via da una sorte terribile.

Reggio against the machine

E' il nome di un bel raduno musicale organizzato qualche anno fa sulle scalinate storiche della Giudecca e Kento, che lo aveva ideato, lo presta all'ultima puntata del podcast, ambientata nelle giornate roventi della rivolta di Reggio. Gli squadristi cercano lo scontro e gli antagonisti si sottraggono alle provocazioni riunendosi nella "baracca", una villa liberty alle porte della città. Tra loro ci sono cinque giovani anarchici che stanno indagando sulla strage del Treno del Sole a Gioia Tauro.

Gianni Aricò, Annelise Borth, Angelo Casile, Franco Scordo e Luigi Lo Celso hanno scoperto roba che "farà tremare l'Italia" su quello che era stato liquidato come un incidente, vogliono giustizia per morti e feriti. Raccolte le prove in un fascicolo, si mettono in viaggio su una Mini Minor gialla diretti a Roma, dove intendono consegnare il materiale alla redazione di Umanità Nuova, che aveva realizzato una controinchiesta sulla strage di piazza Fontana. Non arriveranno mai, fermati da un attentato che ebbe mandante l'estrema destra mandante, eseguito dalla 'ndrangheta. Nel '72 scoppiano bombe sui treni di cui canta Giovanna Marini, che portavano a Reggio lavoratori e bandiere rosse. Il fascicolo dei cinque anarchici reggini non è mai stato ritrovato ma nel 2001 grazie alle rivelazioni di un pentito sarà accertata la matrice neofascista della strage di Gioia Tauro. 

Quest'aria è ancora plumbea in una Reggio attraversata da rigurgiti fascisti, con l'arena dello Stretto intitolata al leader dei boia chi molla. E' una città in cui un centro sociale viene distrutto e una sezione dell'Anpi è oggetto di minacce. Spiega Kento: "Non è un caso che io abbia concluso questo viaggio su strade che conosco, nel conflitto che sento più difficile ma anche più necessario. E' la mia città ma non la idealizzo, è dove i mulini a vento sono granitici che c’è più bisogno del coraggio di don Chisciotte".

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