Cronaca Centro

Con "Salvati dall'oblio" il Museo archeologico riapre al grande pubblico

Taglio del nastro per la mostra, che sarà visitabile fino a gennaio 2022, dei reperti archeologici rinvenuti illecitamente o pronti per essere venduti sul mercato clandestino recuperati dal Nucleo Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale

Una mostra curata nel dettaglio, quella che si è aperta oggi a Piazza Orsi al Museo Archeologico Nazionale a Reggio Calabria. 150 preziosi reperti archeologici rinvenuti illecitamente o pronti per essere venduti sul mercato clandestino, e recuperati dal Nucleo Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale di Cosenza adesso fanno bella mostra nelle teche nella suggestiva Piazza Orsi, l'atrio del museo, così chiamato dai progettisti per ricordare il grande archeologo il cui contributo di studio e ricerca fu determinante per riportare alla luce le straordinarie meraviglie della Calabria antica e della Magna Grecia. Una scelta precisa, dunque, quella di esporre “Salvati dall’oblio. Tesori d’archeologia recuperati dai Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale” nella piazza del Museo proprio a indicare come questi patrimoni archeologici adesso siano patrimonio della collettività. 

L'esposizione in Piazza Orsi: la parola al direttore Malacrino e al generale dell'Arma Riccardi

C'è un grande lavoro dietro all'allestimento di una mostra e qui al Museo tutto è stato pensato per far esaltare le bellezze recuperate e guidare il visitatore in un percorso. C'è anche emozione, e lo dice chiaramente il direttore del MArRC, Carmelo Malacrino, per il ritorno del publico e la riapertura del Museo dopo il lungo fermo per la pandemia.

Dunque si riparte con la bellezza e con l'arte, evidenziando come la tutela del patrimonio culturale è un obiettivo per tutta la collettività. Qui tra le tante bellezze antiche adesso si possono ammirare in mostra anche questi preziosissimi reperti che i Carabinieri hanno salvato in varie indagini e operazioni, in tutta la Calabria.

Lo spiega bene il Generale Roberto Riccardi, comandante nazionale dei carabinieri del TPC. “La mostra, con il suo curato percorso espositivo, rende molto bene l'idea del grande lavoro svolto nel tempo dal Nucleo di Cosenza, che è competente per la Calabria, per la salvaguardia di un patrimonio straordinario, quello di una Regione ricca di storia e di cultura. I reperti recuperati provengono da diverse aree della Calabria, dunque, da Vibo, Crotone Cosenza e Reggio Calabria e appartengono anche a diverse età storiche. Un grande patrimonio, dunque, che adesso è fruibile dalla collettività.  I Carabinieri per la Tutela del patrimonio culturale operano dal 1969, siamo nati un anno prima della Convenzione dell'Unesco che ha invitato tutti i Paesi del mondo a dotarsi di unità investigative specializzate. Ad oggi abbiamo la banca dati più importante del mondo con otto milioni di file di cui un milione e trecento mila ancora da di opere da ricercare”.

La mostra, che sarà visitabile fino al 9 gennaio 2022, è una grande occasione per sensibilizzare l'opinione pubblica sul valore civile della tutela dello straordinario patrimonio culturale italiano e calabrese in particolare. “L’obiettivo della mostra – specifica il direttore del MArRC, Carmelo Malacrino - non è soltanto quello di esporre reperti archeologici che, diversamente, sarebbero rimasti sconosciuti in qualche vetrina di collezionisti privati, ma anche quello di descrivere e comunicare al pubblico l’eccezionale azione di contrasto alle attività illecite e ai reati contro il Patrimonio Culturale condotta con orgoglio dai Carabinieri in sinergia con il Ministero della Cultura e con le sue diramazioni regionali.

Tre sezioni per la mostra

La prima sezione tematica della mostra evidenzia il valore identitario che il patrimonio culturale riveste per l’intera collettività, l’importanza della sua tutela e della sua valorizzazione come valori fondamentali della nostra Nazione, così come sanciti dall’art. 9 della nostra Costituzione. L’allestimento prosegue rimarcando il rapporto tra la Costituzione repubblicana e la moderna legislazione contenuta nel Codice dei Beni Culturali e del paesaggio, sottolineandone la lunga tradizione derivante dalla normativa vigente negli stati preunitari. 

Nella seconda sezione sono descritti i compiti, le funzioni, le attività operative del Comando TPC e del suo Nucleo calabrese, che hanno permesso di salvare dalla distruzione numerosi siti di interesse culturale e paesaggistico, nonché di recuperare migliaia di opere d’arte trafugate illecitamente. Una volta conclusi i procedimenti giudiziari scaturiti dalle attività investigative, il patrimonio culturale di proprietà statale recuperato dai Carabinieri TPC viene affidato al Ministero della Cultura. 

La terza sezione descrive l’intensa attività dei tecnici del Ministero, Archeologi, Architetti, Storici dell’Arte e Restauratori, finalizzata a recuperare il valore culturale e storico dei beni.

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