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I numeri choc

Contro i sanitari "imboscati" dell'Asp di Reggio un protocollo di garanzia con Inps

Il consigliere regionale M5s Davide Tavernise, che ha ottenuto i dati ufficiali, spiega come la Regione dovrebbe arginare il fenomeno

Certe volte la pezza è peggio del buco. Così lo scalpore suscitato dai numeri del personale sanitario “imboscato” nell’Asp reggina, resi noti dal consigliere regionale e capogruppo del Ms5 Davide Tavernise, ha spinto l’azienda a rettificare il dato con precisazioni che non fanno altro che confermare lo scenario di un organico dove le persone ci sono ma riempiono soprattutto gli uffici. E svelare una serie dilagante di malattie, disturbi psicofisici e inabilità - quasi un'epidemia interna che colpisce medici e infermieri certificati come non idonei a turni interni e notturni o persino a stare in corsia.

La situazione è uscita allo scoperto dopo che, ormai un anno e mezzo fa, Tavernise aveva fatto richiesta di accesso agli atti per sapere quanti medici, infermieri e OO.SS. sono in servizio in ruoli amministrativi o adibiti a mansioni diverse da quelle di assunzione, oltre al numero del personale con certificazione di inidoneità. Un’istanza presentata per tutte le Asp calabresi, di cui - paradossalmente a fronte del tempo trascorso – l’azienda sanitaria reggina risulta la più virtuosa per essere stata la prima ad aver risposto ufficialmente.

Nell’atto pervenuto a Tavernise il 30 gennaio scorso si indicavano riguardo al primo punto (mansioni amministrative o cambiate) 11 unità di ruolo sanitario e 2 di ruolo tecnico; ma soprattutto 332 unità dichiarate inidonee (282 sanitari, 41 non sanitari, 9 sanitari convenzionati). Totale 343, ma dal direttore delle risorse umane Filippo Carrozza è giunto a stretto giro un nuovo calcolo da cui si evince che la cifra è inferiore, ovvero “appena” 328 unità. Un numero riveduto e corretto al (lieve) ribasso che però, con le dovute distinzioni di qualifiche e settori, non migliora nulla, anzi restituisce in modo ancora più scioccante il panorama di una sanità pubblica reggina in affanno non per mancanza di medici ma perché molti di quelli che abbiamo lavorano dietro le scrivanie o nei loro ruoli lo fanno con limitazioni legittimate da motivi di salute di vario genere.

I numeri choc degli imboscati nell'Asp di Reggio Calabria

Nel dettaglio, l’Asp di Reggio Calabria ha risposto così al quesito di Tavernise sull’attuale organico. Per quanto riguarda i medici:

  • n. 16 medici con idoneità parziale con limitazioni/prescrizioni che sono rimasti nella struttura di assegnazione
  • n. 1 medici con idoneità parziale con limitazioni/prescrizioni lavoro a turni che sono rimasti nella struttura di assegnazione
  • n. 8 medici con idoneità parziale con esenzione ai turni notturni che sono rimasti nella struttura di assegnazione
  • n. 37 medici con idoneità parziale con esenzione ai turni notturni e reperibilità diurna/notturna che sono rimasti nella struttura di assegnazione
  • n. 2 medici con idoneità parziale da non adibire alla attività di emergenza urgenza che sono stati assegnati ad altra struttura
  • n. 4 medici con idoneità parziale e temporanea rimasti nella struttura di assegnazione ma con prescrizione di non superare il numero massimo di turni notturni previsti dal Ccnl
  • n. 2 medici con idoneità parziale con prescrizione pausa videoterminale rimasti nella struttura di assegnazione
  • n. 8 medici convenzionati con idoneità parziale con prescrizioni/limitazioni rimasti nella struttura di assegnazione
  • n. 1 medici convenzionati con idoneità parziale con prescrizioni/limitazioni che sono stati assegnati ad altra struttura

In totale 79 unità, a cui si aggiungono, per altra dirigenza di ruolo sanitario n. 4 unità con idoneità parziale con limitazioni/prescrizioni che sono rimasti nella struttura di assegnazione.

C’è poi il personale infermieristico e tecnico-sanitario, in totale 208 unità:

  • n. 173 con idoneità parziale con limitazioni/prescrizioni (mmc) che sono rimasti nella struttura di assegnazione
  • n. 1 con idoneità parziale con limitazioni/prescrizioni lavoro a turni che sono rimasti nella struttura di assegnazione
  • n. 14 con idoneità parziale con esenzione ai turni notturni che sono rimasti nella struttura di assegnazione
  • n. 9 con idoneità parziale con esenzione ai turni notturni e reperibilità notturna che sono rimasti nella struttura di assegnazione
  • n. 2 con idoneità parziale che sono stati assegnati ad altra struttura
  • n. 6 con idoneità parziale e temporanea rimasti nella struttura di assegnazione ma con prescrizione di non superare il numero massimo di turni notturni previsti dal Ccnl
  • n. 3 con idoneità parziale con prescrizione pausa videoterminale rimasti nella struttura di assegnazione.

Mentre gli operatori socio-sanitari, ausiliari, operatori tecnici e assistenti sociali (ruolo tecnico) sono 31:

  • n. 24 con idoneità parziale con limitazioni/prescrizioni (mmc) che sono rimasti nella struttura di assegnazione
  • n. 3 con idoneità parziale con esenzione ai turni notturni e reperibilità notturna che sono rimasti nella struttura di assegnazione
  • n. 4 con idoneità parziale da non adibire alla attività di emergenza urgenza che sono stati assegnati ad altra struttura

Completano il report 10 amministrativi con idoneità parziale con prescrizione pausa videoterminale rimasti nella Struttura di assegnazione.

In particolare poi, nell'azienda ospedaliera del Gom reggino, il personale adibito ad attività amministrativa (o diversa dal ruolo per il quale era stato assunto) ammonta a 4 dirigenti medicie e 4 infermieri, di cui 2 lavorano presso l'Uosd monitoraggio e controllo attività di rcovero e 2 nell’ufficio formazione dell’Uoc gestione sviluppo risorse umane e formazione (dati che erano già arrivati al consigliere regionale). 

I certificati medici rilasciati da interni e la proposta di Davide Tavernise

Un rapporto da cui emerge il numero inquietante dei certificati medici di inidoneità, un fenomeno che è all'origine della ricognizione del gruppo consiliare Cinquestelle. "L'ho notato recandomi al pronto soccorso di Corigliano-Rossano, dove il personale presente non corrispondeva a quello dell'organico e ho scoperto che era a causa di certificazioni per le patologie più disparate. Mi si è accesa una lampadina e ho deciso di indagare su quante unità con esattezza avessero questa situazione nella sanità calabrese". Dai casi classici di inidoneità per mansioni fisicamente pesanti allo sgravio da reperibilità e notti, c'è un universo di stati patologici. "E' chiaro che chi è affetto da malattie gravi o ha avuto un infarto debba essere esonerato - continua Tavernise - ma mi domando se davvero una persona con l'ernia del disco o che ha subìto un lutto possa per molti mesi essere considerata inidonea. Sappiamo tutti che nella sanità privata una cosa del genere non sarebbe mai accettata". 

Una casistica che non è ancora completa, ma la ricerca di Tavernise continuerà per pressare sul punto il governatore Roberto Occhiuto nel suo incarico di commissario ad acta della sanità regionale. La zavorra degli imboscati ha tante ripercussioni sul servizio sanitario calabrese. Oltre alla principale e più ovvia penuria di medici e infermieri effettivamente disponibili, c'è un altro aspetto: il personale che si affranca dalle corsie continua ad essere titolare in organico e non può essere sostituito. E non è secondario lo stress dei colleghi sottoposti a maggiori carichi lavorativi. Per un infermiere che non può lavorare di notte, un altro dovrà sobbarcarsi turni più frequenti. "Questi ritmi - spiega Tavernise - espongono a un rischio maggiore di assenze per malattia anche per chi a un certo punto umanamente non regge a questa mole di lavoro. Un problema che le Asp calabresi evidentemente sottovalutano e invece è una concausa della grave carenza di personale che affligge i nostri ospedali. Se la politica calabrese non è intenzionata a risolvere pienamente la questione vengono vanificati anche gli altri interventi, e a poco serve il ricorso ai contingenti di medici cubani".

Una soluzione secondo Davide Tavernise è cambiare il sistema di rilascio dei certificati medici, che sono di competenza di medici interni alle stesse aziende sanitaria. "A firmarli - dice ancora il consigliere regionale - sono colleghi o persino amici della persona di cui viene certificata l'inidoneità. Io ho proposto a Occhiuto un protocollo d'intesa con l'Inps perché sia l'istituto, soggetto terzo, ad occuparsene con garanzia di imparzialità. Un'iniziativa del genere si sta valutando anche in Lazio da parte del presidente Rocca, e a maggior ragione dovremmo pensarci noi poiché in Calabria il numero degli imboscati si aggira intorno al 25% del personale della sanità pubblica, mentre nelle altre regioni la quota è di circa il 10%". 

Il capogruppo consiliare dei Cinquestelle sul tema ha promosso anche una proposta di legge regionale anti-imboscati, presentata il 14 ottobre 2022 e mai calendarizzata in commissione, nella quale figura la proposta di convenzione con Inps. Nel testo si stabilisce anche il divieto di spostamento a mansioni diverse da quelle di assunzione prima dei dieci di servizio. "Occhiuto deve dimostrare una volontà di cambiamento con atti concreti - conclude Tavernise - e voler discutere questa legge, che è a costo zero per le casse regionali, sarebbe un segnale di responsabilità a questo punto doveroso".

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