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Crisi a Palazzo San Giorgio

Pazzano non sfiducia il sindaco ma rifiuta anche un posto in giunta

Il consigliere del movimento La Strada chiarisce la sua posizione nella crisi al Comune, ribadendo il ruolo nei banchi dell'opposizione

Saverio Pazzano, consigliere comunale di minoranza e leader del movimento La Strada, è uno dei nomi cruciali nella crisi al Comune di Reggio. Tra l'incudine e il martello, continua ad essere richiamato dall'opposizione perché aderisca alla mozione di sfiducia contro Giuseppe Falcomatà nella quale, per il gruppo di minoranza, manca soltanto la sua firma. Ma in queste settimane è stato anche al centro dell'interlocuzione con il sindaco nella prospettiva di entrare in una giunta allargata. 

Adesso, nel delicato momento delle strategie in vista del fatidico consiglio comunale in cui l'opposizione vuole mandare a casa il sindaco, Pazzano è rientrato più che mai nei giochi. Ma se ne tira fuori ufficialmente, dicendo no a entrambe le parti. In un lungo post su Facebook il consigliere spiega la sua posizione, facendo sapere che non voterà la sfiducia ma anche di aver rifiutato un posto in giunta. "Altro che apertura - precisa smentendo ogni indiscrezione che lo ha coinvolto in questi giorni - Abbiamo detto NO in tutte le lingue!"

No alle proposte in giunta, La Strada resta tra i banchi dell'opposizione

Si legge nel post: "Ci è stato proposto per l’ennesima volta in questi anni di entrare in giunta o, almeno, di accogliere una delega o un incarico. Insomma, di entrare in maggioranza con un significativo riconoscimento. Abbiamo detto NO con estrema chiarezza". Aggiunge Pazzano: "Crediamo di essere gli unici nel panorama dei gruppi consiliari ad avere rifiutato un’offerta che – di questi tempi – pare sempre più ghiotta e su cui addirittura pare la politica cittadina sia impantanata per un posto al sole, una poltrona, uno strapuntino. Abbiamo detto NO perché crediamo non esistano un progetto politico, un percorso comune, una visione di città davvero alternativa e discontinua rispetto a ciò che abbiamo visto e vissuto negli ultimi dieci anni".

Quello che secondo Pazzano ha creato un equivoco nasce da altre parole dello stesso consigliere, che aveva auspicato "l’apertura di un dialogo con le forze del campo progressista" chiedendo che "da questo ascolto il sindaco, la maggioranza e le componenti che potrebbero farne parte potranno desumere ciò che responsabilmente devono scegliere per il bene della città, la composizione del consiglio e della giunta che dovranno derivarne.

Il consigliere precisa ora che l'appello al dialogo di La Strada non ha mai significato un'intenzione di spostarsi nella maggioranza. Al contrario il ruolo del movimento rimane coerente, e nel post si spiega il perché: "L’impenetrabilità del palazzo dell’amministrazione cittadina è stata proverbiale in questi anni, solo la costruzione di una partecipazione al percorso di definizione degli obiettivi realmente raggiungibili e il successivo impegno dei gruppi politici e delle persone nella composizione della squadra di giunta avrebbero potuto invertire la tendenza e il presente di una città nella palude".

Pazzano scrive ancora: "Bisogna ascoltare prima, la partecipazione non si costruisce a posteriori. Abbiamo già visto com’è andata. Le nostre perplessità restano tutte e sono decisive per lasciarci scegliere ancora la strada della minoranza. E dunque, resteremo alla minoranza e proseguiremo in quel lavoro di cucitura dei corpi intermedi esclusi, a essere la voce critica e costruttiva che siamo stati finora".

Quella disponibilità espressa dal consigliere per aprire una sorta di concertazione con tutte le forze progressiste viene così motivata:  "Semplicemente, abbiamo proposto – in una città spaccata dagli interessi personali e dalle personalizzazioni, dall’individualismo che vince sugli interessi collettivi - che si costruisse un percorso di partecipazione per rompere definitivamente col passato".

Il post continua prendendo le distanze dall'amministrazione, ma anche dal centrodestra pronto a cogliere l'occasione della crisi: "Credevamo e crediamo che chi si riconosce nei valori civili, sociali e culturali del campo progressista non possa in alcun modo accogliere per Reggio un destino in cui si aprono praterie alle Destre, né possa accettare ancora oltre un’amministrazione che navighi a vista e che neghi i servizi essenziali. Riteniamo ancora che l’unica possibilità sia ascoltare le realtà del tessuto sociale, ambientale, culturale e civico per fissare gli obiettivi dei prossimi mesi e dei prossimi anni".

Sulla squadra di governo del terzo tempo del sindaco sottolinea: "Quello che vediamo – e il metodo attraverso il quale si è composta e si finirà di comporre la giunta - ci sembrano tipiche più di un consiglio di amministrazione che di istituzioni politiche al servizio della cittadinanza. Ossia, realtà aziendali che rispondono ad interessi parziali più che a interessi collettivi e in cui sia presente una pur minima dialettica politica".

"Sfiducia si misura sugli atti. Non siamo e non saremo noi l'ago della bilancia

Ai colleghi della minoranza che lo stanno corteggiando per sfiduciare il sindaco dice: "La sfiducia, quella reale, la misureremo sugli atti politici fondamentali, il bilancio come le altre attività, e non su una proposta di sfiducia nata come fu per le firme dal notaio, per fare clamore e basta. Non siamo noi l’ago della bilancia e - se la semplice matematica ha un senso - non lo saremo. A 17 ne mancano 4 e non 1". Pazzano fa una facile previsione di quanto accadrà nel consiglio tanto atteso dall'opposizione: "Abbiamo il dubbio che, se mai in aula del consiglio ci si potesse (ma è fantascienza) avvicinare al numero necessario, bene, quel giorno ci sarebbe qualche assenza o qualche contrattempo a garantire la continuità di questa amministrazione".

Afferma il consigliere: "Se qualcuno ci tira per la giacchetta è perché mancano i reali contenuti d’opposizione e il teatro prevede che si trovi un capro espiatorio per allontanare gli argomenti e buttarla in caciara. Quello che possiamo rimproverarci - continua - è di avere degli ideali molto chiari e di non volerli barattare per una bella poltrona o per qualche like. Una cosa impensabile in una realtà in cui si cambiano carro e bandiere con la più completa nonchalance".

Conclude Saverio Pazzano: "Vedremo alla prova dei fatti, evidentemente, chi gioca per sé stesso e chi gioca per la città. Allo stato attuale sentiamo di dire ancora una volta che, perché la città si tiri fuori dal pantano, è necessario radunare il campo progressista e ascoltare e partire dai contenuti di quest’area per guardare all’oggi e per guardare lontano".

Dopo questa netta dichiarazione il progetto dell'opposizione di centrodestra diventa un'impresa quasi impossibile. Tutto lascia ora far prevedere che Falcomatà presenterà la giunta completa prima del consiglio comunale, sancendo la fine (almeno in via ufficiale) delle tensioni con il Pd. Cosa che per poter discutere la mozione di sfiducia, deve avvenire comunque entro un mese dalla presentazione dell'istanza.

Ma nonostante il sindaco, nel giorno dell'Epifania che ha scoperchiato il vaso di Pandora, avesse parlato di tempi stretti e pochi giorni per completare la sua amministrazione, sembra che le trattative si stiano nuovamente allungando, senza nessun riguardo per le esigenze di governo della città. Ad oggi, contrariamente a quanto aveva detto Falcomatà, hanno vinto le "liturgie" della politica. Ed è diverso da quella massima latina "festina lente", citata dal primo cittadino ed evocatrice di ben altri ideali e intenti.

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