rotate-mobile
Il no all'infrastruttura

Ponte sullo Stretto, Legambiente svela tutte le fake news della grande opera

Il rapporto Pendolaria ha dedicato anche un approfondimento sull'infrastruttura smontando le tesi del governo

L'approvazione del progetto esecutivo definitivo del Ponte sullo Stretto e l'annuncio dell'apertura dei cantieri entro il 2024 non hanno indebolito l'opposizione del fronte del no, trainato soprattutto dai gruppi ambientalisti. 

La presentazione del rapporto annuale Pendolaria sul trasporto ferroviario italiano, organizzata nei giorni scorsi a Reggio Calabria da Legambiente, ha dato all'associazione l'opportunità di parlare anche del Ponte proprio in una delle due città interessate dalla grande opera di attraversamento stabile dello Stretto. Lo ha fatto con un video in cui sono elencate (e smontate) le principali fake news attorno al Ponte, sulle quali l'attuale governo sta costruendo la sua narrazione di un'infrastruttura indispensabile, descritta come salvifica per i problemi di collegamento del territorio e prezioso volano di sviluppo. 

Tutte le tesi a favore del ponte smontate punto per punto

Legambiente dimostra che questo non è vero, punto per punto. Partendo dall'inizio, cioè dal tipo di progetto. Se il governo addita i detrattori del ponte come nemici del progresso e sostiene che opere simili siano realizzate in modo ordinario nel resto del mondo senza tanti cavilli, la replica è che questa sarà molto diversa dalle altre. Sicuramente più grande, perché il ponte più lungo al mondo, quello solo stradale dei Dardanelli, misura circa 2 km a fronte della campata unica da 3,3 del "nostro", che si distingue anche per la struttura a sei corsie e i due binari ferroviari. Ulteriore dettaglio è l'area scelta, che comprende Calabria meridionale e Sicilia orientale, entrambe classificate in zona sismica 1. 

Dicono che migliorerà la vita dei pendolari, ma anche questo presunto vantaggio è confutato nel video quando si spiega che con il ponte si allontanerà il punto minimo di attraversamento dello Stretto. La reale conseguenza sarà peggiorativa: un raddoppiamento dei tempi di percorrenza per una popolazione di 4500 lavoratori che si spostano tra Sicilia e Calabria.

Un asset molto gettonato dal governo è poi l'effetto positivo a cascata dell'alta velocità combinata alla realizzazione del ponte, per collegare velocemente le comunità dello Stretto a Roma e il nord Italia. Anche questo è un fake: si potrà andare da Palermo a Roma in sette ore ma soltanto dopo il completamento dell'av tra Palermo e Messina e tra Reggio Calabria e Salerno, un obiettivo non di breve periodo. Il Pnrr ha infatti finanziato con 10 miliardi solo una tratta tra Salerno e Reggio, e non la vedremo prima del 2030.

Infine, il ponte viene osannato come opera sostenibile sia per l'ambiente che dal punto di vista economico. Nel video si ricorda invece che l'infrastruttura interesserà due zone di protezione speciale e ben 11 zone speciali di conservazione, mettendo a rischio la biodiversità dello Stretto e in particolare i cetacei e la Posidonia oceanica, pianta acquatica con funzioni di tutela delle coste e nutrimento per molti organismi vegetali e animali. Il ponte sullo Stretto non sarà decisamente un'infrastruttura indolore per le casse statali: dal 2011 a oggi i suoi costi sono lievitati da 5 a oltre 11 miliardi. 

I suggerimenti di Pendolaria per i disagi del sistema di trasporti dello Stretto

Le critiche alla mega infrastruttura non fanno però negare a Legambiente l'esigenza di un cambiamento nel sistema di trasporti dello Stretto. Nel report Pendolaria si sottolinea il disagio vissuto quotidiamente dai viaggiatori ricordando che il Pnrr prevede specifiche risorse per la mobilità marittima. Secondo l'associazione, un nuovo progetto dovrebbe semplificare gli spostamenti tra Messina, Reggio Calabria, Villa San Giovanni e Tremestieri con servizi integrati, maggiore frequenza delle tratte, coincidenze e intermodalità con i trasporti pubblici regionali, sperimentando traghetti ad emissioni zero. Un'idea adatta anche ai collegamenti brevi con le piccole isole.

Il Pnrr offre un'opportunità importante per riqualificare le stazioni ferroviarie e i terminali marittimi, destinando 60 milioni a Rfi per l’acquisto di tre nuove navi passeggeri. In particolare 20 milioni possono essere investite per le navi che traghetteranno i treni con alimentazione ibrida e 35 milioni per rinnovare i mezzi delle flotte private. Ancora, per i collegamenti di lunga distanza è previsto l’acquisto di 12 treni Frecciarossa a quattro vagoni, capaci di traghettare direttamente dalla Sicilia.

Interventi non impegnativi eppure urgenti, che per., denuncia Legambiente, si lasciano in stand by perché considerati alternativi a quello principale e intoccabile del Ponte, perpetuando così le tante problematiche che bloccano la crescita economica e di integrazione territoriale per gli utenti dello Stretto.

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Ponte sullo Stretto, Legambiente svela tutte le fake news della grande opera

ReggioToday è in caricamento