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Le indagini sono state curate dal Ros dei Carabinieri

Le indagini sono state curate dal Ros dei Carabinieri

"Chirone", la holding criminale dei Piromalli fatta di boss e professionisti

Il casato gioiese, dopo aver risolto le tensioni con i Molè, ha ingigantito i suoi affari nel settore sanitario grazie alla compiacenza di medici e funzionari dell'Asp reggina

Una holding criminale con riconosciute e individuate capacità criminali e professionali in grado di governare gli appalti e le nomine dentro il mondo sanitario reggino, di gestire la filiera agroalimentare, gli appalti pubblici o con interessamenti in grandi società. Questa è la cosca Piromalli di Gioia Tauro emersa dall’inchiesta “Chirone”. Un potentato mafioso che, dopo aver registrato la frenata dell’ascesa criminale dei Molè sancita con l’omicidio di Rocco Molè, è tornato a fare affari con l’ex cosca gemellata. Sfruttando, come detto dal comandante del Ros Pasquale Angelosanto in conferenza stampa, “il processo normalizzazione del territorio” per continuare a fare affari, per proseguire a mungere la “mucca” del Sistema sanitario regionale, sfruttando un sistema collaudato di amicizie e corruttele.

Sotto la lente d’ingrandimento del primo reparto operativo del Ros che opera a Reggio Calabria, guidato dal maggiore Lorenzo Chiaretti, è finito il ramo sanitario della holding criminale con base operativa a Gioia Tauro.

“La struttura mafiosa - ha detto il generale Angelosanto - da tempo si interessa del settore sanitario, quando arriva pandemia si trova già una struttura pronta a sfruttare anche questo momento, una struttura dentro la quale si muovo ‘ndranghetisti e professionisti del settore medico”.

I nomi degli arrestati

Medici in servizio o in pensione che si adoperano per “promuovere” i presidi sanitari venduti dalle ditte “schermo” della cosca Piromalli. Per un giro, stimato nei due anni di indagine seguite dalla Dda di Reggio Calabria, in circa 400 mila euro.

Perché, come detto dal procuratore aggiunto Gaetano Paci, “la funzione pubblica è apparsa totalmente asservita alla criminalità organizzata, così come riportato nell’atto di scioglimento dell’Asp di Reggio Calabria”.

La cosca Piromalli era in grado di trovare l’uomo giusto al posto giusto, tutto per farsi aprire le porte dei presidi ospedalieri presenti sul territorio della provincia di Reggio Calabria, anche in distretti lontani dal proprio mandamento criminale.

“Attraverso le conversazioni dei diretti protagonisti - hanno spiegato il procuratore Giovanni Bombardieri e il suo braccio destro Gaetano Paci in conferenza stampa - si evince che era assolutamente prioritario disporre di soggetti all’interno dell’amministrazione pubblica, soggetti che venivano corrotti per perpetuare l’egemonia che la famiglia Tripodi, per conto dei Piromalli, aveva storicamente avuto sui distretti di competenza dell’Asp reggina”.

Nulla sfuggiva alla cosca, dal pagamento delle fatture, allo spostamento di medici e funzionari, alle forniture medicali. “Gli interessati - spiegano gli investigatori del Ros - forti delle posizioni ricoperte nel tempo nel comparto sanitario regionale e avvalendosi della capacità intimidatoria derivante dall’appartenenza alla cosca Piromalli, hanno compromesso il sistema gestionale dei Distretti sanitari dell’Asp di Reggio Calabria, acquisendo in tale ambito una posizione dominante”.

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