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Piazza Duomo, il cuore della città che unisce i ricordi di due generazioni

ReggioToday inizia un viaggio storico e della memoria a puntate, nel quale ci accompagnerà lo studioso Franco Arillotta

Mentre in città il dibattito è molto acceso sui cantieri che interessano luoghi storici per i reggini, ReggioToday propone un percorso di memoria e riscoperta nelle piazze più importanti e identitarie, per raccontare com’erano e come sono cambiate. In questo viaggio ci accompagnerà lo studioso Francesco Arillotta, membro della deputazione di Storia Patria per la Calabria e scrittore profondamente innamorato del passato di Reggio Calabria. Iniziamo con piazza del Duomo, la più centrale, legata alla cattedrale della patrona e considerata il cuore sacro della città.

Il rifacimento di piazza De Nava e l’area archeologica che sorgerà in piazza Garibaldi cambieranno ulteriormente il volto di Reggio. Nel bene o nel male? Nonostante le polemiche continuino ad essere accese, nel corso del tempo la città è stata interessata da mutazioni urbanistiche molto più radicali da quelle che si apprestiamo a vedere, e che hanno interessato proprio le piazze. "E’ importante e affascinante conoscerle perché qui risiede la nostra storia – commenta Franco Arillotta – le agorà sono nate come fulcro della vita cittadina, luoghi di incontro, scambio e comunità con una funzione cruciale, che deve essere valorizzata dalla loro posizione e struttura".

Dalla piccola piazza del primo duomo normanno all'attuale centro della devozione cittadina 

La visuale di piazza del Duomo è biglietto da visita di Reggio Calabria in tutti i siti di promozione turistica, ma il ricordo di questo luogo profondamente identitario invita alla condivisione delle reciproche memorie di due generazioni, e per accorgersene basta guardare le cartoline d’epoca: meno di vent’anni era molto diversa.

“In realtà – precisa Arillotta – qui c’è stata una doppia trasformazione perché quella piazza in origine non era lì ma spostata più a nord, dove c’era il vecchio duomo”. Anche la nostra iconica cattedrale, infatti, non si trovava dove siamo abituati a vederla: costruita dai Normanni alla fine del XI secolo, la basilica sorgeva su una zona collinare ad ovest del castello aragonese e la sua facciata ricordava quella del duomo di Cefalù.

La ‘vecchia’ piazza era molto più piccola di quella odierna, con una superficie che non arrivava ai 1000 metri quadrati e prese il nome di piazza del Tocco Grande in riferimento alla suddivisione cittadina in due spazi (i tocchi) sede delle elezioni dei rappresentanti politici (in questo caso i due sindaci del popolo e le classi artigiane, mentre nella vicina piazza Italia, Tocco Piccolo, era designato il sindaco del ceto nobiliare).

“Edificando quel Duomo – racconta Arillotta – i Normanni intesero introdurre il rito cattolico latino a Reggio, dove la popolazione era ortodossa e le messe si celebravano in greco bizantino, che i reggini chiamavano ‘lu grecu’. I Normanni lasciavano grande libertà ai popoli sotto il loro dominio, a loro interessava che si riconoscesse il potere e si pagassero le tasse, per il resto le popolazioni potevano mantenere le loro usanze.

Nella nostra città – continua – venne lasciata la possibilità di avere una chiesa bizantina, la Cattolica dei Greci, che in origine era appunto la sede del rito greco”. Distrutta dal terremoto del 1783, era ubicata non dove c’è l’attuale chiesa (costruita nel 1876, rappresenta l’istituzione cristiana più antica di Reggio), ma nel punto in cui è rimasta, in ricordo di quel culto, l’omonima via Cattolica dei Greci.  

La piazza ed un celebre evento storico

A proposito della piazza originaria, allo studioso piace rievocare il celebre evento storico che vi si ambientò. Qui, il 21 agosto 1860 la spedizione dei garibaldini segnava una delle sue vittorie prevalendo nello scontro con l’esercito borbonico, in una battaglia epocale. “E’ questo il vero elemento di interesse di quella piazza - spiega - ma tra quello in quella zona c’era e ora non esiste più vorrei citare anche il palazzo della Bnl, quello originario era di proprietà del canonico Rocco Vilardi. Quando la banca lo acquistò, stabilì di demolirlo per farne uno nuovo… eppure era un edificio che aveva resistito anche al terremoto!”

Dopo il terribile sisma del 1908 la ricostruzione di Reggio interessò anche la Cattedrale (già restaurata e rifatta in passato sempre a seguito di saccheggi ed eventi sismici), con il nuovo progetto del padre carmelitano Carmelo Angelini, spostandola alcuni metri più a Sud, insieme alla sua piazza.

“Non sappiamo perché ma ha una stranezza – continua Franco Arillotta – cioè non è stata realizzata in asse con la chiesa. Mettendosi di spalle al Duomo lo si nota chiaramente, anche guardando la stessa via Tommasini, che non combacia con l’ingresso”. La piazza del nuovo Duomo acquistò un’estensione doppia rispetto alla precedente e la peculiarità di essere costeggiata da due ali di palazzi con i portici, “gli unici – sottolinea il professore – esistenti nella città di Reggio e che sono anch’essi discontinui al Duomo ma funzionali alla piazza, in una struttura architettonica molto elaborata”.

Il concorso di idee e il nuovo volto della piazza, tra nostalgie e diverse fruizioni

Nel tempo piazza Duomo fu colonizzata dalle auto e la sua trasformazione di fatto in un parcheggio convinse il Comune a pensare a un rifacimento, per il quale fu indetto un concorso d’idee con una cinquantina di progetti candidati. Tra le ipotesi si immaginavano varie soluzioni innovative e non sempre contestuali. Uno dei rendering mostrava una struttura con fontane ad altissimi zampilli, in un altro la pavimentazione era decorata da disegni circolari e aiuole della stessa forma per gli alberi (come è poi avvenuto con le attuali aiuole) e punti luce decisamente appariscenti.

Il progetto prescelto ha creato un unico piano calpestabile da un portico all’altro e portato alla chiusura di entrambe le vie laterali (in molti degli altri se ne salvava almeno una) che collegavano il corso con via Tommaso Campanella. “E’ stato un errore – dice Franco Arillotta – io quella piazza com’è oggi la definisco una specie di deserto dei tartari e personalmente non mi piace nemmeno il bianco abbagliante del pavimento, che d'estate sotto il sole ferisce gli occhi”.

Il destino degli alberi, elemento forte della piazza, suscitò polemiche e per questo la presenza delle piante fu salvata prevedendo basi che proteggessero dagli effetti invasivi delle radici e fungono anche da sedute. La riqualificazione di piazza Duomo (che venne inaugurata nel 2016 in concomitanza con la festa della Madonna della Consolazione) fu sottoposta alla volontà sovrana dei cittadini, chiamati ad esprimersi con una consultazione popolare sui progetti già selezionati dall’amministrazione. “Non credo molto in questi referendum – afferma Arillotta – perché fanno credere che i cittadini abbiano voce in capitolo quando in realtà è stato tutto deciso”.

Questa formula però fu adottata in altre occasioni ed è quello che le associazioni contrarie all’intervento in corso a piazza De Nava avevano chiesto anche per questo sito oggetto di uno scontro incrociato. Ma sono altre storie, che vi racconteremo nel seguito del nostro viaggio.

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