Chiusura Hospice una sconfitta per la città: la testimonianza e l'appello di un familiare

La componente professionale e umana del personale della struttura di via delle Stelle ha fatto sì che “un momento difficile diventasse sopportabile”

Speciale. Unico aggettivo che parenti, amici, conoscenti, riescono ad associare al personale e all’intera “famiglia” dell’Hospice “Via delle Stelle” di cui, proprio oggi, è stata annunciata la chiusura. Una notizia che arriva come una doccia fredda per quanti vivono accanto ad un caro in fin di vita e che, al sol pensiero, di saperlo accudito e curato come e, in alcuni casi, meglio che in casa propria, era motivo di grande conforto.

Non vi sono parole per spiegare quanto “infermieri, medici, paramedici e volontari ti riuscivano a far sentire a casa, non solo ai pazienti ma, anche alle famiglie e agli amici degli ospiti della struttura”. A parlare è la signora Santina che ha vissuto, in prima persona, la degenza per circa un mese nella struttura di una carissima amica, Maria. La scelta di far trascorre gli ultimi giorni di vita di Maria, proprio all’Hospice, "è stato naturale. Avrebbe avuto tutta l’assistenza necessaria e competente per farle ‘godere’ nel miglior modo possibile quel che le rimaneva da vivere e che a casa, sarebbe stato difficile offrirle”.

Com’è stato quel mese, chiediamo? "È stato come “pensare che tutto potesse andare bene, la cura, l’affetto, la discrezione e all’ contempo l’attenzione che tutto il personale dimostrava, ha reso un momento difficile non solo psicologicamente ma, anche fisicamente, sopportabile”.

E' arrivato l'annuncio: chiude l'Hospice di via delle Stelle

“Le chiacchierate, il non sentirsi trattati come un malato o un parente di un malato terminale, ma sentirsi accolti come uno di famiglia è stato fondamentale per tutti noi”. Santina ci racconta che, anche nel suo caso, in qualità di amica della paziente che insieme alla famiglia assisteva Maria, “mi sono sentita sempre ben accolta, mai trattata male. E non è scontato, perché si sa, in certi casi gli amici o parenti non stretti non sono ben visti. Li no, questo non era contemplato. Tutti erano i ben venuti”.

“Ogni volta che chiedevamo qualcosa era come se facessero a gare a chi ti accontentava prima. Mai viste cose simili. A colpire, era anche l’attenzione dei volontari per tutti quegli ospiti soli e senza familiari. Il personale li adottava e i volontari erano sempre presenti per scambiare “due chiacchiere, dargli da mangiare e farli sentire meno soli”. La signora Santina continua il suo racconto: “Ricordo ancora le parole di una giovane infermiera, avrà avuto si e non 30anni. Mi disse un giorno che era felice di lavorare li, perché ogni persona che è stata ospite qui, mi ha lasciato qualcosa di unico che nessun altro tipo di lavoro o esperienza mi potrà mai dare”.

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La chiusura dell’Hospice, rappresenta una perdita non solo per il servizio sanitario cittadino ma, ancor più, una sconfitta per tutti noi. "Spero - ci confida la signora Santina prima di salutarci - che le istituzioni o chi di competenza si rendano conto della grave perdita che tutti noi stiamo subendo. Spero facciano qualcosa al più presto per salvare una bella e indispensabile realtà".

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