Mercoledì, 22 Settembre 2021

'Ndrangheta: un sistema ben collaudato gestiva gli affari dell'Asp |VIDEO

Maxi operazione della guardia di finanza e dello Scico ha portato all'arresto di 16 persone, una sospensione dall’esercizio del pubblico ufficio e al sequestro  preventivo d'urgenza dell'intero patrimonio aziendale di 5 persone giuridiche, per un valore stimato di oltre 12 milioni di euro

Un sistema collaudato che garantiva agli uomini di 'ndrangheta di gestire gli appalti della sanità reggina e in particolare i servizi di pulizia e sanificazione delle strutture amministrative e sanitarie ricadenti nella competenza territoriale dell’Asp.

E' quanto emerge dalla complessa attività di indagine dell'operazione "Inter Nos" condotta dalla Guardia di Finanza e dello Scico che ha  portato all'arresto di 16  persone, una sospensione dall’esercizio del pubblico ufficio e al sequestro  preventivo d'urgenza dell'intero patrimonio aziendale di 5 persone giuridiche, per un valore stimato di oltre 12 milioni di euro. I provvedimenti cautelari personali e patrimoniali, emessi dal Gip Caterina Catalano – su richiesta del procuratore aggiunto Gerardo Dominijanni e dei sostituti procuratori Walter Ignazitto,  Marika Mastrapasqua e Giulia Maria Scavello, sono stati eseguiti nelle province di Reggio Calabria, Catanzaro, Roma, Livorno, Verona e Milano. 

Le indagini, coordinate dal procuratore della Repubblica Giovanni Bombardieri,  hanno evidenziato le presunte infiltrazioni della 'ndrangheta nell'economia legale: gli appalti sono stati affidati, infatti, a società i cui membri sono risultati essere legati a varie consorterie criminali operanti a Reggio, a Locri e a Melito Porto Salvo. 

Operazione Inter Nos conferenza-2

Il ruolo della politica e dell'amministrazione 

“Le intercettazioni ambientali– spiega il procuratore Bombardieri in conferenza stampa – hanno immortalato i meccanismi utilizzati per agire e hanno fatto luce sull'attività illecita messa a punto grazie al coinvolgimento attivo dell'apparato amministrativo e politico”.

Dalle indagini è infatti emerso chiaro il ruolo del direttore dei servizi finanziari dell'Asp Giuseppe Corea che in cambio dei suoi favori riceveva denaro e anche un costoso smartphone. Chiedevano una sorta di  “corsia preferenziale” per il pagamento delle prestazioni rese, così da non aspettare i tempi lunghi dei pagamenti dell'Asp.  “Il rapporto del direttore con gli indagati – spiega il procuratore in conferenza stampa - era diventato così stretto che gli stessi si sono attivati al fine di consentire a questi di ottenere una proroga nell’incarico di prossima scadenza, per altri tre anni, il tutto attraverso l’intermediazione di Nicola Paris, consigliere regionale, la cui campagna elettorale era stata, tra l’altro, sostenuta da alcuni degli indagati”. 
Per questo il consigliere Paris, eletto nel partito dell'Udc ma successivamente transitato nel gruppo misto, è agli arresti domiciliari. 

“C'è da dire – spiega Bombardieri – che la 'ndrangheta ha da tempo le mani sugli appalti della sanità, basti ricordare l'operazione “Maremonti” del 1996, quando si parlava di cupola della 'ndrangheta e poi quella del 2008. Oggi sappiamo che mediante un distorto utilizzo del sistema della proroga del rapporto contrattuale, in assenza di alcuna procedura di evidenza pubblica, le varie consorterie sono riuscite per anni a proseguire artificiosamente il rapporto con l’ente appaltante”. 

Dopo innumerevoli proroghe illegittimamente concesse, viene indetta una gara per l’affidamento del servizio che verrà aggiudicata, grazie ad un collaudato sistema di corruttela, alle stesse società, nel frattempo riunitesi in A.T.I.; indebite dazioni che, lungi dall’esaurirsi con l’aggiudicazione dell’incanto, sono state elargite in maniera continuativa e sistematica al fine di mantenere saldo nel tempo il pactum sceleris con questi siglato. Per come emerso, il sodalizio investigato, al fine di poter fornire lecita giustificazione agli ammanchi di denaro dalle casse sociali connesse alle indebite elargizioni, era solito fare ricorso a false fatturazioni emesse da imprese compiacenti, con le quali erano in essere, altresì, leciti rapporti commerciali. 

La pandemia e le mascherine sottratte 

Gli uomini di ‘ndrangheta non si sono fermati neanche davanti alla pandemia e anzi hanno approfittato della situazione: hanno effettuato servizi straordinari di sanificazione e disinfestazione - affidati dall’ASP a seguito del diffondersi dell’epidemia da nuovo coronavirus - da effettuarsi presso i diversi presidi ospedalieri della provincia reggina. 

Ancora, è stato accertato che gli indagati, in piena crisi pandemica, si appropriavano indebitamente dei dispositivi di protezione individuale anti-COVID19, sottraendoli finanche al personale sanitario impegnato in occasione dell’emergenza nonché si sottoponevano indebitamente alla relativa vaccinazione (prevista, all’epoca dei fatti, solo per individuate categorie).

Da ultimo, sono state acclarate condotte estorsive poste in essere da alcuni indagati, i quali pretendevano da individuati dipendenti la restituzione di una quota parte mensile dello stipendio da questi percepito (pari a circa 250 euro, ogni mese).

“Avevano messo a punto un sistema su più livelli – spiega Bombardieri – ed è chiaro dalle intercettazioni: 'qui vediamocela noi', - dicono infatti. E mandano a parlare negli uffici competenti il loro uomo di fiducia Silvio Floccari. Capita però che in quell'ufficio lavori la figlia di una vittima di ‘ndrangheta che conosce bene l'uomo e capisce con chi ha da fare e si rivolge al direttore dei servizi finanziari, non sapendo il coinvolgimento di questi, per avvertirlo aggiungendo che magari tra questi uomini c'è anche chi ha ucciso il padre. Ma il direttore avverte subito la consorteria mafiosa dicendo di stare attenti che qui c'è una donna,  è un carabiniere a cavallo”.

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